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Il latte
di bufala ha sapore dolce, colore bianco opaco dovuto all'assenza
di carotenoidi. Il pH oscilla tra il 6,6-6,8. Il grasso è tra il 6-9%
con prevalenza dell'acido oleico tra gli acidi insaturi e dell' acido
palmitico tra gli acidi saturi. Le sostanze azotate, variano dal 3,8-4%,
da Albumina, Globulina, Proteosi-Peptoni 0,50-1%.
Le sostanze azotate non proteiche variano tra lo 0,20-0,30%. Il lattosio
varia tra il 4,5-5%.
Le principali differenze di natura chimica e chimico-fisica tra i due
tipi di latte (bufalino e vaccino) sono rappresentate dal contenuto in
grasso e in proteine, caratteri, questi, fondamentali per la
caseificazione. Essi risultano pari, mediamente, rispettivamente al 7,5%
e 4,4% nel latte bufalino e al 3,3% e 2,7% nel latte vaccino.
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Altro aspetto della tipicità del latte bufalino é strettamente
legato alla sua natura microbiologica. In condizioni normali, infatti,
nel latte di bufala sono presenti alcuni ceppi di lattobacilli in
concentrazioni superiori a quelle contenute nel latte vaccino. La
attività metabolica di questi batteri risulterebbe responsabile, per la
maggior parte, del sapore e dell’aroma tipici di questo formaggio,
attraverso la produzione di particolari composti, ed influirebbe
notevolmente sul fenomeno di acidificazione della cagliata durante la
trasformazione.
Questi diversi valori contribuiscono
senz'altro alla tipicità del prodotto grazie alla diversa consistenza
che esso viene, alla fine, ad assumere. Conferiscono inoltre una
maggiore resa alla trasformazione.
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Quando
è il momento della mungitura le bufale, in alcuni rari casi, vengono ancora chiamate ognuna
con il proprio nome, che ricordano perfettamente, e all’appello fatto
sempre dalla stessa persona si staccano dal branco e si avviano alla
loro postazione per essere munte. Sono
animali intelligentissimi, infatti. Secondo l'antico rito, il bufalaro,
ogni giorno alle prime luci dell'alba, chiama per nome le bufale per
condurle alla mungitura: ogni bufala ha un nome diverso ed il richiamo
di una mandria di bufale suona come una cantilena.
Al giorno d'oggi sono
poche le bufale che vengono ancora identificate con un nome in quanto
una targhetta riportante un numero a 14 cifre, imposto dall'anagrafe
dell'Unione Europea, e altre due, rispettivamente con il numero
aziendale e del libro genealogico, contraddistinguono un animale che si
è sempre mostrato in grado di instaurare un rapporto con il personale di
governo. |
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Nel 1954 per la prima volta al mondo una bufala fu munta con una
mungitrice automatica. E ne è stata fatta di strada da allora. Le
aziende moderne sono dotate di sofisticate apparecchiature che lavano e
disinfettano la mammella prima di mungere la bufala. Al collo di ogni
animale c’è poi un microchip su cui sono memorizzati un’infinità
di dati, una specie di "carta d’identità" che indica alla
macchina persino la posizione dei capezzoli e quali di questi mungere.
Ogni volta viene poi effettuato in tempo reale un esame diagnostico
sulla carica batterica del latte e sullo stato di salute dell’animale,
e i dati raccolti vengono inviati per via telematica ad una centrale di
controllo che sorveglia tutto il lavoro.
Benché la produzione di latte di bufala si prolunghi
per l'intero corso dell'anno, la sua distribuzione mensile varia: si
nota, infatti, una maggiore disponibilità nei mesi autunnali ed
invernali ed una forte contrazione in quelli estivi.
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Questo fenomeno dipende dalle caratteristiche
riproduttive della bufala, che trova le condizioni più favorevoli per
la sua riproduzione nel semestre agosto-febbraio.
Poichè il periodo
medio di gravidanza è di 310 giorni, risulta che i parti si
concentrano, prevalentemente, nel semestre giugno-dicembre, e ciò
spiega l'aumento delle disponibilità di latte nella stagione autunnale
ed invernale.
Per ovviare a questo
inconveniente si è cercato di operare la
destagionalizzazione dei parti.
A questo fine si cerca di intervenire
specialmente sulle manze, in quanto il loro periodo riproduttivo è
facilmente influenzabile. Oggi, esistono tecniche vantaggiose per operare la
destagionalizzazione e garantire il parto di almeno il 20-30% delle
bufale in primavera.
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La
Mozzarella e gli altri derivati.
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Con il latte fresco di bufala,
con l'8,3% di grasso e il 4,3% di proteine, si ottiene una resa media
del 24,6%. Ossia dalla lavorazione di 1 q.le di latte di bufala si
ottengono oltre 24 Kg di mozzarella, contro i 13 Kg ottenuti mediamente
da 1 q.le di latte vaccino. La resa di latte bufalino risulta, in questo
caso, superiore di circa 1,8 volte quella del latte vaccino. |

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Per
ottenere un chilo di mozzarella di bufala servono circa 4 litri e mezzo
di latte.
Poiché dalla mungitura di una bufala si ottengono
mediamente 12 litri di latte al giorno è facile calcolare che ogni
animale dà la possibilità di produrre solo 3 chili di mozzarella.
Inoltre, dalla trasformazione del latte di bufala si possono ottenere i
seguenti prodotti complementari: burro, ricotta, siero e "acque
bianche". |
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Il siero di latte, viene principalmente utilizzato
per la produzione di burro e di ricotta. Pertanto, se alla produzione di
burro, viene associata quella della ricotta, da un quintale di latte di
bufala trasformato si possono ottenere, in media, 6 kg di burro, 4 di
ricotta e 25 di mozzarella.
Dalla trasformazione residuano anche delle
"acque bianche", dette così per il colore lattiginoso assunto
dall'acqua di filatura, che talvolta vengono utilizzate per il recupero
del grasso presente. Per la conservazione della mozzarella viene,
invece, solitamente adoperata acqua salata detta anche "salsetta"
per la quale è previsto il controllo della densità e della acidità. |
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La ricotta bufalina viene
prodotta tutto l'anno a livello locale da siero proveniente dalla
lavorazione della Mozzarella di bufala ed addizionato di latte di
bufala. E' ottenuto dalla coagulazione acido-termica di siero intero ad
acidita' naturale, addizionato di siero acido.
Generalmente la
lavorazione e' condotta in caldaie di acciaio inossidabile della
capienza media di 10 q; in qualche caso le caldaie sono ad
intercapedine. Al siero viene addizionato circa il 5% di sale e la massa
e' gradualmente riscaldata, per immissione diretta di vapore, sino a
75-80°C. Viene poi addizionato il 2-4 % di siero acido (40-50°SH/100
ml) derivante dalla lavorazione del giorno precedente. Solitamente,
quando il siero in caldaia raggiunge i 70°C, si addiziona circa il 2%
di latte bufalino con lo scopo principale di ottenere una maggiore resa.
Il riscaldamento e' prolungato fino a 90° C e si provvede quindi ad
allontanare la schiuma formatasi ed a raccogliere con una spannarola i
fiocchi di materiale coagulato, mentre affiora.
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La ricotta di bufala lavorata
manualmente, sottoposta a spurgo naturale e salata con addizione di sale
al siero; senza maturazione. E' un prodotto a pasta morbida, finemente
granulosa, di colore bianco perlaceo. Si presenta di forma
tronco-conica, diametro 8-10 cm, altezza massima 25 cm, peso 500-800 g.
Ha un sapore lievemente intenso ed aromatico ed e' utilizzata
soprattutto come prodotto da tavola o come ingrediente per altri
alimenti o piatti.
La ricotta e' quindi distribuita in fiscelle di vimini o piu' frequentemente di plastica
(diametro 8-10 cm, altezza 25 cm ) e lasciata spurgare su ripiani a
temperatura ambiente per 2-3 ore ( soprattutto nei mesi estivi) per poi
essere posta in frigorifero a 4-8° C. |
Le ricotte sono pronte
per la vendita dopo circa 12 ore.
C'è anche la Caciottina, che si ottiene portando il latte bufalino a
30 gradi e aggiungendo caglio di capretto in pasta; dopo la rottura
della cagliata si toglie il siero e viene formata la massa.
Prodotta
dall'autunno inoltrato fino a primavera, matura in 20 giorni, in
cantina, dove le forme vengono pulite prima della stagionatura. Ha una
percentuale di grasso del 7,5-8%. E' un formaggio "emergente",
del tutto artigianale; le regole per la sua produzione non sono ancora
ben fissate. A volte viene fatta anche senza caglio, sfruttando soltanto
l'acidità del latte; anche in questo caso il risultato è ottimo.
Per maggiori informazioni:
www.mozzarelladibufala.org
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