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Trattare, seppure sommariamente, dell’introduzione in Italia della bufala e della diffusione dei suoi prodotti, non è facile, e per la frammentazione delle fonti e per la loro scarsezza.
Nella letteratura affiorano errori palesi che, anche ad un superficiale esame, rivelano tutta la confusione che si è fatta e si fa intorno a questo animale.

L’argomento, infatti, ha destato sempre poco interesse, sia per l’ esoticità del soggetto, sia per la limitatezza dell’ambiente in cui si è acclimatato.  
Il bufalo (lat. scient. Bubalus Frisch): genere di ruminanti della sottofamiglia di bovini: forme tozze, arti corti e grossi, pelame scuro e negli adulti scarso, corna segnate da rugosità trasversali sono le caratteristiche che differenziano il bufalo dal bovino.  

Frisch, che lo studiò nel 1775, lo distinse in due sottogeneri: bufalo asiatico e bufalo africano. Il primo è diffuso in tre specie nel Borneo, nell’ India orientale e settentrionale, il secondo è diffuso nell’Africa occidentale, centrale ed orientale, in forme numerose che vanno riunite in una sola specie.

Il bufalo indiano, bos bubalus di Linneo, è il diretto progenitore del bufalo domestico asiatico, africano ed europeo.  

Il Bufalo domestico (Bubalus bubalus) è un mammifero ruminante artiodattilo che appartiene alla famiglia dei Bovidi;  la pelliccia è di un colore grigio scuro uniforme, le corna sono appiattite e ricurve all'indietro.

Nel secolo scorso (due secoli fa) molto interesse suscitò l’allevamento bufalino in Terra di Lavoro (Casertano). Molto si parlò e molto si scrisse intorno all’argomento, al modo di come si svolgeva, dove si svolgeva. Nell’ambito chiuso della “pagliata” l’uomo e la bestia vivevano ancora la stessa rude vita di sacrificio e di povertà sulla pur fertile terra che li ospitava.

Timidi tentativi, in verità, per le condizioni ambientali e generali dell’epoca, che se non altro ebbero il merito di sollevare l’interesse della gran massa del pubblico per la questione dell’allevamento e delle condizioni in cui si svolgeva.

Il colpo decisivo, però, quello che avviò a soluzione tutti i problemi fu senz’altro portato dalla bonifica che ridonando tutti quei terreni ad una più razionale forma di sfruttamento, fece si che la bufala si inserisse nell’allevamento razionalmente inteso, economicamente sicuro.  

Oggi questi lontani parenti dei bufali indiani e nord-americani con il manto nero come la pece, le corna affilate e una innata passione per i pantani e gli acquitrini sono capaci di produrre un latte molto più nutriente di quello della mucca, con un contenuto medio di proteine del 4,66% e un tenore grasso dell’8,08%.

Questi valori tradotti in termini di energia, e a parità di lattazione, sono circa il doppio di quanto contenuto nel latte degli altri bovini allevati in Italia: una vacca Frisona, ad esempio, dovrebbe produrre il doppio del latte di bufala per ottenere gli stessi risultati dal punto di vista nutrizionale. 

Nel corso dei secoli le tecniche di allevamento e di trasformazione si sono molto evolute e oggi l’allevamento delle bufale è un settore in grande espansione.

Grazie alla tecnologia, alle grandi opere di bonifica e alla trasformazione del territorio si è sviluppata un’ industria zootecnica adeguata ai tempi. Gli animali sono tenuti in una forma di allevamento stabulato e al posto delle paludi ci sono dei paddocks con laghetti artificiali e tettoie per proteggerli dalla calura estiva. Molte aziende poi hanno adottato un regime di agricoltura di tipo biologico e nei loro campi producono il mais e il foraggio senza ricorrere a concimi chimici. Le bufale pascolano in regime di semilibertà e i rigidi controlli sanitari mantengono gli allevamenti indenni da malattie come la brucellosi e la tubercolosi, in modo da poter lavorare il latte crudo, senza sottoporlo a pastorizzazione. Così il gusto della mozzarella si avvicina un' pò a quello di una volta, quando gli animali vivevano nella palude e mangiavano la vegetazione spontanea.

Nel 1954 per la prima volta al mondo una bufala fu munta con una mungitrice automatica. E ne è stata fatta di strada da allora. Le aziende moderne sono dotate di sofisticate apparecchiature che lavano e disinfettano la mammella prima di mungere la bufala. Al collo di ogni animale c’è poi un microchip su cui sono memorizzati un’infinità di dati, una specie di "carta d’identità" che indica alla macchina persino la posizione dei capezzoli e quali di questi mungere. Ogni volta viene poi effettuato in tempo reale un esame diagnostico sulla carica batterica del latte e sullo stato di salute dell’animale, e i dati raccolti vengono inviati per via telematica ad una centrale di controllo che sorveglia tutto il lavoro.
ll Libro Genealogico della Specie Bufalina, gestito dall'AIA, e' stato istituito nel 1989 al fine di ottenere il miglioramento genetico della specie. 


Nel segno del bufalo...

Secondo lo zodiaco cinese è del Bufalo chi nasce negli anni 1913, 1925, 1937, 1949, 1961, 1973, 1985, 1997, 2009: un tipo tranquillo, preciso e metodico; intelligente ed idealista ma intollerante, ostinato, conservatore; è un capo.
Lavora duramente e bene, sia con la mente sia con le mani. I suoi partner ideali sono Gallo, Topo e Serpente; dovrebbe evitare Capra e Tigre.

 Per maggiori informazioni:

 www.mozzarelladibufala.org  

 

 
www.mozzarelladibufala.org